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Chiese Vive è socia
di Verona tuttintorno
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 |  LA CHIESA DI
SAN LORENZO |  |  |  | | | | | Fuori dalle
mura Galliene della Verona Romana, all’altezza della Porta dei
Borsari, nel borgo compreso tra la via Postumia (ora corso Cavour)
e la riva destra dell’Adige, sorge una chiesa basilicale di
eccezionale importanza storica e artistica dedicata a San Lorenzo.
Presumibilmente di epoca Zenoniana (sec. IV), la troviamo nominata
nel Ritmo Pipiniano e nell’epitaffio all’Arcidiacono Pacifico
(sec. VIII).
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Radicalmente ristrutturata, dopo il terremoto del
1117, con l’aggiunta del transetto, dei matronei e delle torri scalari, è il gioiello romanico giunto ai nostri giorni.
Nel 1184 Papa Lucio III, venuto a Verona per tenervi il Concilio, le concede gli stessi privilegi della basilica costantiniana di S.Lorenzo al Verano, in Roma.
SAGRATO
Perfettamente orientata secondo l’andamento stradale della Verona romana, la Basilica è disposta longitudinalmente al Corso Cavour. Passando sotto l’elegante portale in marmo greco (sec. XV) - gotico nell’arco e nei capitelli, rinascimentale negli stipiti, molto ornato nella parte superiore ove poggia la statua, del medesimo marmo, di San Lorenzo che regge la famosa graticola - si accede a un piccolo e interessante sagrato dall’andamento capricciosamente irregolare, romantico sacrario di epoche antiche e remote. In mezzo campeggia la vera di un pozzo ottagonale che, su di un lato, porta uno stemma vescovile quattrocentesco.
La Basilica si presenta con il fianco meridionale, delimitato a sinistra dalla torre scalare e a destra dal campanile quattrocentesco. Il muro, segnato da lesene semiesagonali in cotto, nella parte inferiore, fino oltre il primo ordine di finestrine a strombo, è formato da corsi di ciottoli d’Adige posti a spina di pesce, legati da corsi di tufo e cotto, mentre nella parte superiore prosegue con corsi di solo tufo e cotto inglobanti un secondo ordine di finestrine a strombo, per terminare, sotto gronda, con una cornice di archetti e segmenti di cotto. Arretrato, prosegue il muro della navata centrale, ad intonaco e coronato da un elaborato fregio, anch’esso in cotto.
L’ingresso è al centro, delimitato da stipiti con fine decorazione quattrocentesca, preceduto da un elegante portico o pronao rinascimentale in marmo, i cui archi, a tutto sesto, poggiano su due pilastri e una colonna. Il portale prospicente corso Cavour, il pozzo del sacrato e il pronao portano scolpito lo stemma di Matteo Canato, Coadiutore del Vescovo di Verona e Rettore di San Lorenzo (1449-1478).
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’INTERNO
Planimetricamente derivato da un prototipo francese, l’Abbazia di Cluny, influenzata da motivi lombardi e veneziani, l’interno del tempio è caratterizzato da accenti di possente originalità. Stupendo e ricco di fascino, si presenta avvolto da un’atmosfera suggestiva. Di non grandi dimensioni, è percorso in senso longitudinale da due eleganti file di pilastri alternati a colonne che lo dividono in tre navate chiuse da altrettante absidi; a queste si aggiungono altre due absidi, sistemate nei due bracci del transetto. Singolare la visione delle cinque absidi aventi tutte lo stesso orientamento. La verticalità del tempio e i numerosi archi, duplicati dalla presenza dei matronei, creano un armonioso gioco di pieni e vuoti, di fughe e ombre, di toni e colori, che porta alla severa semplicità del presbiterio, centro dell’intera visione.
| La navata maggiore,
illuminata dall’ampio rosone di facciata, si eleva su
solidi e snelli pilastri cruciformi che, con ardito verticalismo,
in un’alternanza di cotto e di tufo, terminano in arcate
a sostegno dell’alta copertura a capanna.
Le navate laterali si affacciano a quella centrale attraverso
archi gemini su piedritti, diversi da quelli a tutto sesto che
fiancheggiano il presbiterio. Ancorati ai pilastri cruciformi,
poggiano al centro sulle colonne di marmo i cui capitelli sono
di vari stili ed epoche. Da notare i tre capitelli centrali
di epoca romana, e i due del transetto di epoca carolingia;
questi ultimi decorati da un giro di foglie d’acanto con,
agli angoli, quattro aquile ad ali spiegate. Le vele a crociera
delle navate laterali, del transetto e del matroneo sono a volto
reale in gradevole intreccio di tufo e di mattone.
Sopra le navate laterali e lungo la facciata si stendono i matronei,
delimitati anch’essi dai pilastri alternati a colonne
più basse, queste, a quelle inferiori. Al centro, in
corrispondenza della crociera, dove un tempo si elevava la cuba,
le arcate del matroneo sono notevolmente più alte. In
corrispondenza al presbiterio, in luogo delle arcate gemine,
vi sono quattro finestre bifore con ampio pulvino.
Al centro dell ’abside (A) l’altare di marmo
racchiuso da una balaustrata (inizio sec. XVIII); dietro, un
prezioso frammento, raffigurante San Lorenzo, di cui rimane
visibile la mano destra che sostiene la graticola; in alto,
la pala di Domenico Brusasorzi (1562), raffigura la “Madonna
con il Bambino, in gloria, e i Santi Lorenzo, Agostino, Giovanni
Battista”.
L’abside di (B) contiene una lignea ancona rinascimentale
con intagliato l’Ecce Homo circondato dai simboli della
Passione, opera di Girolamo Benaglio (metà del sec. XV);
nel catino l’affresco medioevale con un Angelo, Santi
e devoti (sec. XIV).
Il transetto di (C) presenta, affrescati nei sott’archi,
medaglioni con busti degli Apostoli (fine del sec. XIV). Anche
la piccola abside è parzialmente affrescata, al centro
del catino domina il Redentore seduto in trono e alla sua destra
la Vergine è in atto di presentargli alcuni devoti inginocchiati.
L’altare, sovrastato da un grande Crocifisso del Cinquecento,
copre l’urna dove sono racchiuse le ossa del Beato Ippolito
martire.
navatella destra (D) presenta, nella parete corrispondente
alla terza arcata, sotto un mutilo affresco trecentesco, un
grandioso San Cristoforo romanico, e, oltrepassata la porta
d’ingresso, nelle due lunette corrispondenti alla quinta
e sesta arcata, due pregevoli affreschi della maturità
di Nicolò Giolfino, datati 1534: il Battesimo di Cristo
e un Davide musico.
Lungo la parete di fondo si apre, nella torre scalare di destra,
la cappella con la statua in marmo di Carrara di Maddalena
di Canossa (E), opera recente dello scultore Finotti (1991).
Fa seguito la pala del Fracasso con i Santi Antonio e Luigi
(inizio sec. XIX).
Si suggerisce al visitatore di uscire dal portone centrale per
ammirare la facciata (F) .
facciata (F) è affiancata da due massicce torri scalari,
cilindriche, di stile normanno, a corsi alternati di tufo e
di cotto. Sorgono ineguali su grosse basi di pietra: la destra
rozza e malamente adattata, la sinistra, di epoca romana, con
una fascia decorativa scolpita, evidente materiale di spoglio
dell’Arena. Al centro la porta di contorno rettilinea
in origine bifora - con stipiti di marmo scanalato e protiro
sporgente, e sovrastante rosone strombato affiancato da due
finestrine oblunghe.
Il fianco settentrionale si presenta analogo al fianco opposto
con due tipi differenti, sovrapposti, di muratura e duplice
ordine di finestrine a strombo. In adiacenza, il muro finestrato
e le quattro colonne corinzie, residui dell’ottocentesco
Oratorio distrutto nell’ultima guerra.
Oltrepassato l’ingresso centrale, la porta d’accesso
alla torre scalare settentrionale è sovrastata da uno
stacco d’affresco con i resti di una Crocifissione (sec.
XVI).
navatella di sinistra (G) presenta, incassato nella parete
corrispondente alla quinta arcata, il sepolcro, in severo stile
classico, di Romano Cagalla (1561). Dopo la porta, recentemente
riaperta, è il sepolcro Nogarola in elegante stile rinascimentale
(inizio sec. XVI) affiancato dai resti di un affresco rappresentante
un Santo (inizio sec. XIV).
transetto di sinistra (H) compaiono scialbi di affreschi
parzialmente coperti da un “San Michele Arcangelo”
di Paolo Farinati (sec. XVI) e da una bella tela attribuita
al Cignaroli con la Madonna e S.Luigi. Nell’absidiola
una “Sacra Famiglia con Sant’Anna, San Giovannino
e il donatore Dal Pozzo”, buona tela del pittore veronese
Sante Prunati (1652-1728), probabile copia di un Raffaello un
tempo in casa Canossa.
Saliti i gradini del presbiterio, addossato al muro, il sepolcro
Nogarola Valmarana, eretto nel 1605 e, di seguito, frammenti
di affreschi con figure di Santi.
’abside di sinistra (I) offre un frammento di affresco
romanico (forse dugentesco) raffigurante S.Francesco e, di seguito,
affreschi frammentati di Santi. A1 centro domina l’altare
dell’Addolorata con la lignea “Pietà”,
del 1726, opera egregia di Lancetti romano.
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